Quando si parla di burnout da lavoro si pensa facilmente a una persona che ha lavorato troppo ed è arrivata al completo esaurimento. Nella mia esperienza con imprenditori, manager e professionisti il percorso è spesso meno evidente. Sono persone abituate a sostenere molta pressione. Hanno costruito una carriera o un’azienda proprio grazie alla capacità di assumersi responsabilità, risolvere problemi e continuare a lavorare anche nei periodi più complessi.
La difficoltà può comparire quando il carico cresce ma il loro modo di lavorare rimane sostanzialmente invariato. L’azienda diventa più complessa, aumentano collaboratori, clienti e decisioni da prendere, ma la persona continua a controllare direttamente molte attività, interviene appena qualcosa non funziona e mantiene su di sé responsabilità che nel frattempo sono diventate troppe. Il burnout non dipende sempre soltanto da quanto si lavora. A volte dipende dal continuare a lavorare nello stesso modo quando quel modo non è più sostenibile.
Cos’è il burnout nel lavoro
Una settimana difficile non è burnout. Nemmeno sentirsi particolarmente stanchi dopo un periodo intenso significa necessariamente esserlo. Nel burnout la stanchezza tende a diventare più stabile e soprattutto cambia progressivamente il rapporto con il lavoro. Una persona che prima era coinvolta può iniziare a vivere ogni richiesta come un peso. Un manager può diventare più irritabile con i collaboratori. Un professionista può cominciare a rimandare attività che fino a poco tempo prima affrontava senza particolari difficoltà.
Per chi è sempre stato efficiente può essere destabilizzante. La domanda diventa spesso: «Perché non riesco più a fare quello che ho sempre fatto?».
La prima reazione può essere quella di provare a spingere ancora di più. Si cerca di essere più disciplinati, più organizzati o più presenti. Per qualche tempo può funzionare, ma richiede ulteriori energie. Non significa necessariamente aver perso le proprie capacità. Può significare che il modo con cui quelle capacità sono state utilizzate per anni è arrivato al limite.

Sintomi del burnout da lavoro
Il burnout non si presenta nello stesso modo per tutti e i singoli segnali non sono sufficienti per formulare una diagnosi. Ci sono però alcuni cambiamenti che, soprattutto quando persistono nel tempo, meritano attenzione:
- stanchezza che non passa realmente con qualche giorno di riposo
- perdita di motivazione verso un lavoro che prima interessava
- maggiore irritabilità con collaboratori, clienti o soci
- difficoltà a concentrarsi e prendere decisioni
- sensazione di avere continuamente troppe cose da gestire
- distacco emotivo dal lavoro e crescente cinismo
- procrastinazione di attività che prima venivano affrontate normalmente
- difficoltà a dormire o a smettere di pensare al lavoro
- sensazione di non riuscire più a sostenere responsabilità che prima sembravano gestibili
Quando anche le cose semplici diventano pesanti
In alcune situazioni il blocco può diventare molto evidente. Mi è capitato di lavorare con imprenditori abituati a ritmi estremamente elevati che, dopo anni di pressione e un periodo particolarmente intenso, arrivavano a fare fatica anche davanti ad attività apparentemente normali.
Rispondere a un’email, chiudere un lavoro o prendere una decisione poteva richiedere uno sforzo enorme. Per una persona abituata a essere molto produttiva questo cambiamento può generare ulteriore preoccupazione e senso di inadeguatezza.
Eppure il problema non è necessariamente diventare improvvisamente meno capaci. A essere arrivato al limite può essere il sistema con cui si è sempre lavorato.
Quando i punti di forza diventano un limite
Uno degli aspetti più interessanti del burnout negli imprenditori e nei professionisti è che spesso non nasce da caratteristiche che considereremmo negative. Al contrario, alcune qualità che hanno contribuito al successo della persona possono diventare problematiche quando vengono portate all’estremo.
Il carico cresce, il modo di lavorare no
Pensiamo a un imprenditore che nei primi anni della propria attività controlla personalmente quasi tutto. Conosce ogni cliente, risolve direttamente i problemi e prende gran parte delle decisioni. All’inizio questa presenza può essere molto utile. Poi l’azienda cresce. Arrivano collaboratori, aumentano clienti, responsabilità e complessità. Lui però continua a funzionare come quando l’azienda era molto più piccola. Continua a controllare, correggere, intervenire e prendere su di sé nuovi problemi.
Per un certo periodo riesce a farlo. Successivamente il carico supera quello che una sola persona può sostenere. Il tema allora non è soltanto imparare a delegare. Diventa interessante capire perché delegare sia così difficile anche quando la necessità è evidente.
Responsabilità, controllo e perfezionismo
Un forte senso di responsabilità può trasformarsi nella convinzione che ogni problema debba essere gestito personalmente. La precisione può diventare bisogno di controllo. La disponibilità verso gli altri può rendere difficile dire di no. La capacità di lavorare sotto pressione può trasformarsi nell’abitudine a vivere costantemente sotto pressione.
In alcuni casi entra in gioco anche il perfezionismo. Non semplicemente il desiderio di fare bene il proprio lavoro, ma la difficoltà a tollerare che qualcun altro possa svolgerlo in modo diverso o che una situazione non sia completamente controllabile.
Il punto non è eliminare queste caratteristiche. Si tratta di renderle più flessibili quando cambiano il ruolo e il livello di responsabilità.
Burnout da lavoro: cosa fare
Quando una persona arriva molto stanca è necessario considerare anche il carico reale. Se qualcuno sta svolgendo il lavoro che dovrebbe essere distribuito tra più persone non avrebbe senso ricondurre tutto alla psicologia. A volte esistono problemi concreti nell’organizzazione del lavoro che devono essere modificati.
Ma ridurre il carico non sempre risolve completamente il problema.
Perché riposare può non bastare
Prendersi una pausa può essere necessario e può permettere di recuperare energie. La difficoltà nasce quando, al rientro, la persona torna esattamente alle modalità precedenti. Riprende a controllare tutto, torna a essere sempre disponibile, continua a intervenire personalmente e ricostruisce poco alla volta lo stesso sovraccarico.
Per questo, quando lavoro con una persona in burnout, non mi interessa soltanto capire quanto sta lavorando. Cerco soprattutto di comprendere perché continua a caricarsi in quel modo. A volte emerge la paura di delegare. In altri casi il bisogno di controllo, il senso di colpa nel mettere un limite oppure la sensazione di dover essere sempre affidabili e disponibili.
La persona può sapere perfettamente che dovrebbe cambiare. Sa che dovrebbe delegare di più. Sa che non può rispondere a tutti immediatamente. Sa che non ogni problema richiede il suo intervento. Eppure continua a comportarsi nello stesso modo. È proprio questa distanza tra ciò che razionalmente si sa e ciò che emotivamente si riesce a fare che considero particolarmente importante.

Uscire dal burnout
Chi è abituato a ottenere risultati può essere tentato di affrontare anche il burnout attraverso lo stesso meccanismo utilizzato per gli altri problemi: stringere i denti, recuperare velocemente e tornare a essere produttivo come prima. Ma il punto non è necessariamente recuperare la capacità di sopportare ancora di più. Può essere necessario cambiare il modo in cui si sostiene il lavoro. Nel mio lavoro con imprenditori, manager e professionisti cerco di comprendere quali dinamiche abbiano contribuito a mantenere a lungo il sovraccarico. Può esserci perfezionismo. Può esserci paura di perdere il controllo delegando. Può esserci difficoltà a dire di no oppure una forte identificazione tra valore personale e performance professionale.
Naturalmente questo lavoro non sostituisce eventuali cambiamenti necessari nell’organizzazione dell’attività. Se il carico è oggettivamente eccessivo deve essere affrontato anche concretamente. Ma può accadere che una persona abbia già collaboratori, competenze e possibilità di alleggerire il proprio ruolo e faccia comunque molta fatica a farlo. Nel mio percorso di business coaching online lavoro soprattutto su questo livello: non sull’insegnare nuove strategie di business, ma sui blocchi emotivi che possono impedire a imprenditori e professionisti di utilizzare con lucidità competenze che possiedono già.
Uscire dal burnout non significa necessariamente diventare meno ambiziosi o meno responsabili. Significa riuscire a portare avanti quelle qualità senza trasformarle in qualcosa che progressivamente consuma energie, lucidità e rapporto con il proprio lavoro.
FAQs
Burnout ed esaurimento nervoso da lavoro sono la stessa cosa?
Non esattamente. “Esaurimento nervoso” è un’espressione generica utilizzata per descrivere condizioni diverse di forte sofferenza. Il burnout riguarda invece specificamente il rapporto con il lavoro e con uno stress professionale diventato cronico.
Quanto dura il burnout da lavoro?
Non esiste una durata standard. Dipende dall’intensità del problema, da quanto tempo è presente e soprattutto da ciò che continua a mantenerlo. Per questo due persone con sintomi simili possono avere tempi di recupero molto diversi.
Burnout e depressione sono la stessa cosa?
No, anche se possono avere alcuni sintomi in comune e possono presentarsi insieme. Se il malessere coinvolge profondamente anche aree della vita non legate al lavoro è utile una valutazione professionale più ampia.
Per uscire dal burnout bisogna cambiare lavoro?
Non necessariamente. A volte è il contesto a essere diventato insostenibile. In altri casi il problema riguarda soprattutto il modo con cui responsabilità, controllo e carico vengono gestiti all’interno dello stesso lavoro.
Quando rivolgersi a uno psicologo per stress da lavoro e burnout?
Quando il malessere persiste, recuperare diventa sempre più difficile oppure iniziano a risentirne decisioni, relazioni professionali e vita personale. Può essere particolarmente utile quando si sa già cosa dovrebbe cambiare ma non si riesce concretamente a farlo.
Bibliografia
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Maslach C., Leiter M. P. (2016). Understanding the burnout experience: recent research and its implications for psychiatry. World Psychiatry, 15, 103–111.
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