Un altro caso interessante è quello di una direttrice di filiale bancaria che si è rivolta a me inizialmente per alcune difficoltà nelle relazioni personali. Si trattava di una donna sui quarant’anni, molto competente, intelligente e sensibile, con grandi capacità organizzative. Dal punto di vista professionale aveva già raggiunto una posizione importante: dirigeva una filiale bancaria e gestiva un team di collaboratori.

Il motivo per cui arrivò in terapia riguardava soprattutto alcune difficoltà relazionali che coinvolgevano sia la sfera personale sia quella lavorativa. In un primo momento, però, per lei era più urgente affrontare il tema del lavoro, perché le difficoltà nella gestione delle relazioni con i collaboratori non le permettevano di vivere serenamente le sue giornate in filiale. Solo successivamente il lavoro si è esteso anche alla sfera personale e alle relazioni affettive.

La leadership “amicale”

Il modello relazionale che metteva in atto era quello che spesso si osserva nei leader molto sensibili: una leadership fortemente amicale. Faceva molta fatica a dire di no, a sostenere il conflitto o ad accettare l’idea di deludere qualcuno. Questo la portava a gestire con difficoltà alcuni aspetti organizzativi del lavoro, come l’assegnazione dei carichi ai collaboratori o la distribuzione delle responsabilità.

Un episodio racconta bene questo funzionamento. Quando arrivava il momento di organizzare le ferie del team, lasciava sempre scegliere prima a tutti i collaboratori. Solo dopo che ognuno aveva deciso il proprio periodo, lei si inseriva negli spazi rimasti. Questo significava spesso ritrovarsi con ferie spezzate o in periodi poco comodi.

La cosa curiosa è che si trattava di una persona che amava moltissimo viaggiare. Eppure, per non creare problemi agli altri, finiva per sacrificare proprio ciò che per lei era importante. Questo atteggiamento non riguardava solo il lavoro, ma era presente anche nelle relazioni personali.

Imparare a dire di no

Il primo lavoro che abbiamo iniziato a fare è stato proprio sulla gestione dei collaboratori. Molte persone sanno razionalmente che dovrebbero imparare a dire di no, ma poi nella pratica non sanno come farlo senza sentirsi in colpa o senza temere di creare un conflitto.

Per questo motivo è stato necessario lavorare sia sul piano emotivo sia su alcune tecniche di comunicazione che permettono di esprimere dei limiti in modo chiaro senza entrare in dinamiche conflittuali distruttive.

Nel suo caso avevamo di fronte una persona con grandi capacità professionali e organizzative, ma con una forte sensibilità emotiva che rendeva difficile tollerare il dispiacere o la delusione degli altri. Il lavoro di crescita personale è stato quindi fondamentale per aiutarla a gestire meglio queste dinamiche.

Il cambiamento sul piano lavorativo è stato piuttosto rapido. In poco tempo è riuscita a ristrutturare la relazione con i collaboratori, a essere più chiara nelle richieste e a sostenere con maggiore sicurezza il suo ruolo di direttrice.

L’amica-collaboratrice

C’era però una situazione più complessa. Una delle collaboratrici, nel tempo, era diventata anche una sua amica.

Dal punto di vista lavorativo era riuscita a ristabilire una dinamica più chiara tra direttrice e collaboratrice. Tuttavia, sul piano personale continuava a subire una forte pressione. Questa persona tendeva infatti a manipolare la relazione amicale, facendo leva su richieste continue di disponibilità: telefonate, inviti, aperitivi e aspettative costanti di presenza.

Quando la direttrice non era disponibile, iniziavano pressioni e tentativi di farla sentire in colpa. In altre parole, la dinamica di compiacimento che lei stava cercando di superare nel lavoro continuava a ripresentarsi nella relazione personale con questa collaboratrice.

Lo stesso schema nelle relazioni sentimentali

Durante il percorso emerse con chiarezza che questo schema non riguardava solo il lavoro. Anche nelle relazioni sentimentali tendeva a posizionarsi molto più in basso rispetto al suo reale valore.

Era una donna di successo, intelligente e capace, ma nelle relazioni con gli uomini tendeva a cercare approvazione, a compiacere l’altro e a evitare qualsiasi possibilità di deludere. Di conseguenza, faceva fatica a portare nella relazione i propri bisogni reali.

Il meccanismo era molto simile a quello che metteva in atto nel lavoro. Così come in banca lasciava scegliere le ferie a tutti e si adattava agli spazi rimasti, nelle relazioni sentimentali tendeva a mettere i propri bisogni in secondo piano.

I cambiamenti

Con il tempo, lavorando su questi aspetti, iniziarono ad arrivare cambiamenti concreti. Sul piano lavorativo diventò molto più sicura nella gestione del team e questo le permise di organizzare meglio il lavoro e di assumere pienamente il ruolo di direttrice.

Iniziňiò anche a rispettare maggiormente i propri bisogni. Per esempio, quando arrivava il momento delle ferie, iniziò a essere lei tra le prime a pianificarle, tornando a fare viaggi più lunghi come aveva sempre desiderato invece dei brevi periodi spezzati che faceva in precedenza.

Nel frattempo anche la banca riconobbe i risultati ottenuti e le propose un’ulteriore promozione, affidandole un ruolo ancora più prestigioso con maggiori responsabilità e la gestione di un team più ampio.

Parallelamente, sul piano personale riuscì a fare un altro passo importante: chiuse la relazione con l’amica-collaboratrice che nel tempo si era rivelata una relazione tossica e manipolatoria. Riuscì a farlo senza vivere quel senso di colpa che in passato l’avrebbe bloccata.

Il lavoro personale

Questo caso mostra bene quanto il piano professionale e quello personale siano spesso profondamente intrecciati. A volte è più semplice iniziare il cambiamento dal contesto lavorativo, che può diventare una vera e propria palestra emotiva in cui imparare a mettere dei limiti, sostenere il conflitto e rispettare i propri bisogni.

Una volta sviluppate queste competenze nel contesto professionale, diventa più facile portarle anche nella vita personale, dove spesso le dinamiche sono più profonde e quindi più difficili da modificare.

Nel caso di questa direttrice di banca, il cambiamento professionale è stato rapido e ha portato risultati importanti. Il lavoro sulla sfera relazionale richiede ancora tempo, ma i passi fatti finora indicano già una direzione molto chiara.